C’E’ UN’ITALIA NON PROFIT, UNITA

Italia non profitNon profit, ma anche non raccolte, non in un archivio digitale che ne indichi le principali caratteristiche con semplicità, trasparenza e praticità. Per fortuna ci hanno pensato due giovani startupper che con la loro Italia non profit hanno di recente vinto la seconda edizione di “Welfare, che impresa!”, una call per progetti sociali innovativi promossa da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco, Fondazione Golinelli, Fondazione Snam e Ubi Banca con il contributo scientifico di Aiccon e Politecnico di Milano – Tiresia.

L’idea di Giulia Frangione e Mara Moioli, le due creatrici di questa piattaforma per far conoscere gli enti del Terzo settore, potrebbe portare dei forti cambiamenti in questo ambito, addirittura rivoluzionarlo, dolcemente, pacificamente, ma profondamente.

Italia non profit è una vetrina, utile sia per gli operatori, sia per i donatori che desiderano approfondire e conoscere meglio a chi regalano i propri soldi, non per scetticismo, spesso, ma per meglio scegliere le iniziative da sostenere ed effettuare delle donazioni consapevoli, non “tanto per”, come un gesto per andare a dormire sereni.

Potrebbe sembrare una idea banale, ma non lo è, di fatto, visto che eviterà a tutti di andare a vedere, onlus per onlus, sito per sito, cosa il terzo settore offre a chi vuole fare del bene.

La piattaforma non solo rende tutto più comodo ma permette anche di fare confronti. Gli enti non profit, le imprese e le persone fisiche possono tutti consultare il sito traendo informazioni dettagliate e qualificate sugli enti non profit, anche in merito alla loro salute economica, alla loro trasparenza e alla loro proattività sul territorio.

Chi vuole essere parte delle organizzazioni in vetrina deve solo compilare un questionario online, il resto avviene in automatico con un output uniforme ma accattivante.

Su Italia non profit non si fanno preferenze, ci sono onlus di ogni dimensione e tipologia. Dando una occhiata si può avere anche un’idea del panorama italiano attuale, per questo settore, composto di enti molto piccoli ma anche molto più grandi, con tanto di sito e blog, altre meno comunicative che a malapena riescono ad aggiornare la Pagina Facebook e un account Twitter.

Trovarsi tutte nella stessa “piazza”, anche se virtuale, potrebbe essere un modo per scambiare buone pratiche, svecchiarsi, presentarsi al meglio e con la trasparenza che la rete potrebbe agevolare.

di Marta Abbà

 

 

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