SEADS, IN DIFESA DEL MARE

marine litter 2Semplice da costruire ed installare, immediatamente efficace o quasi, applicabile quasi ovunque scorra un fiume e durevole nel tempo anche senza troppe opere di manutenzione.

E’ la soluzione che SEADS (Sea Defence Solution) ha proposto al primo contest mai realizzato in Italia dedicato a progetti d’innovazione per diminuire l’impatto dei rifiuti o dell’inquinamento off-shore, costiero e subacqueo delle acque salate tenutosi nel 2017. E’ stata selezionata e sta partecipando ad una fase “Prototype” in Impact Hub Milano in cui l’incubatore meneghino la supporterà nella costituzione, nello sviluppo e nel lancio sul mercato di quella che per ora è un’idea. Ma vincente, per lo meno per chi ha vagliato le proposte del IH Fellowship on Ocean Cleanup e l’ha selezionata.

Fabio Dalmonte e Simone Botti, i due ideatori di SEADS, sono partiti con l’intenzione di agire a monte, per prevenire il problema dell’inquinamento dei mari. Hanno quindi creato delle barriere da installare nei fiumi, in grado di reindirizzano i rifiuti verso un bacino di raccolta dove vengono accumulati, prelevati e mandati verso il riciclo. 

Se sono corrette le stime che parlano di una provenienza dall’entroterra per l’80% della plastica presente nel mare, SEADS può davvero ripulirli, e non in tempi particolarmente lunghi visto il suo meccanismo di funzionamento e la sua facile installazione che la rende universale o quasi.

Le doppie barriere vanno oltre le soluzioni attualmente disponibili, come le grate metalliche, i vascelli per la raccolta dei rifiuti di superficie, le barriere galleggianti e le waste traps. Galleggiano ponendosi in diagonale rispetto al flusso del fiume, in modo da deviare i rifiuti nel bacino di raccolta ma senza impattare sulla portata e nemmeno ostacolare barche e fauna fluviale. 

Al di là dei tecnicismi, apprezzabili maggiormente dagli esperti di settore, ciò che è interessante della soluzione proposta da SEADS è da un lato il cambio di strategia, decidendo di risalire i fiumi per salvare i mari, dall’altro lato la ricerca di semplicità. Anche per poter poi proporre l’idea in contesti che possono essere anche quelli di paesi in via di sviluppo che, non per questo, hanno meno problemi di plastica nelle loro acque.

Ovunque scorre un fiume e porta con sé materiale indesiderato, soprattutto se galleggiante, le barriere di Dalmonte e Bruni possono cambiare la situazione con un impatto indiretto anche sulla vita delle e sulla salute di chi se ne nutre, esseri umani compresi.

di Marta Abbà 

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