VITA LUNGA ALLE BOTTIGLIE IN PLASTICA, CON GR3N

gr3nChiudere il cerchio, anche per la plastica, come per l’alluminio e il vetro. Il cerchio del riciclo, si intende, e a riuscire nell’impresa è una startup con sede a Lugano che ha ultimamente vinto primo contest mai realizzato in Italia dedicato ai progetti d’innovazione per diminuire l’impatto dei rifiuti plastici nell’ecosistema marino conquistandosi l’accesso ad un percorso di incubazione in Impact Hub Milano oltre ad un rimborso spese di 5.000 Euro.

Gr3n Recycling, si chiama, ha sviluppato una tecnologia che rende possibile un processo di riciclo chimico su alcune plastiche, invece che il solito riciclo meccanico, e questo fa una bella differenza. Cambia una “parolina“, il panorama dei rifiuti plastici viene rivoluzionato e il loro impatto sul mondo, diretto e indiretto, crolla.

Basata sull’applicazione delle micro-onde al processo di depolimerizzazione, la tecnologia di gr3n funziona come agente catalitico e migliora l’efficienza della reazione, è in grado di produrre monomeri che, essendo i componenti di base per la produzione della plastica, possono essere usati per realizzare oggetti con plastica riciclata ma “come nuovi”.

Se finora quello della plastica era un riciclo al ribasso in termini di qualità, grazie al riciclo chimico tutto funzionerà come per l’alluminio e il vetro e si potrà applicare anche ad alcuni rifiuti plastici prima “esclusi” perché composti da plastiche accoppiate, plastiche opache o fortemente colorate, oppure perché scarti industriali del riciclo meccanico o tessuti sintetici.

Se si pensa che negli ultimi 65 anni l’uomo ha prodotto oltre 6 miliardi di tonnellate di rifiuti plastici di cui solo il 9% inceneriti e il 6% riciclati, si comprende come questo materiale stia invadendo il mondo e come la tecnologia di Gr3n possa essere salvifica e dirompente. Ad oggi ha già mostrato di essere sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, e vincente.

I tre fondatori di Gr3n sono Maurizio Crippa, Matteo Parravicini e Matteo Bertelè, a inventare la tecnologia sono stati i primi due, nei laboratori del dipartimento di Scienza di Materiali dell’Università degli Studi di Milano, dove hanno lavorato come ricercatori.
Dal 2011, anno in cui hanno depositato un brevetto sul reattore a micro-onde e sul processo di trattamento dei rifiuti plastici, la startup ha fatto strada realizzando un prototipo e ottenendo due volte finanziamenti tramite progetti dell’Unione Europea Horizon 2020.

Partecipando al programma di accelerazione potrà proseguire lo sviluppo del suo processo innovativo che non solo non produce rifiuti pericolosi ma non richiede nulla se non energia elettrica ed acqua, oltre ai rifiuti plastici da trattare, promettendo una riduzione di energia utilizzata del 67.4% e una riduzione di CO2 del 38.5%.

Questo al netto delle conseguenze “green” indirette come la diminuzione dei rifiuti destinati alle discariche e agli inceneritori e l’opportunità di trattare rifiuti prima “intrattabili” e, guarda caso, considerati i più impattanti a livello ambientale.

di Marta Abbà

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