CON PEDIUS, SORDO NON SIGNIFICA SOLO

PEDIUSSottotitolando le telefonate in modo semplice ed efficace, Pedius consente alle persone sorde di telefonare in completa autonomia, ha aiutato Monica, che ha avuto un malore mentre era incinta e ha così potuto chiamare il medico, è ogni giorno utile ad Emanuele che riesce meglio a dialogare con i suoi colleghi di lavoro.

Forte del secondo posto conquistato nella seconda edizione di Merck for Health, hackathon dedicato all’healthcare e all’innovazione tecnologica, promosso da Merck, in collaborazione con HealthwareLabs e Digital Magics HealthTech, questa startup ha da poco lanciato una nuova applicazione ALO, sottotitoli ottimizzati per un pubblico più anziano e meno avvezzo alla tecnologia.

In futuro, come racconta Lorenzo Di Ciaccio, CEO di Pedius, “puntiamo sull’intelligenza artificiale per migliorare la qualità delle chiamate ed essere più tolleranti ai vari dialetti. Stiamo anche dando seguito ai progetti legati alla telemedicina come quello presentato all’hackathon”.

Nata 5 anni fa, quando Di Ciacco ha visto in TV la storia di Gabriele, un ragazzo sordo che ha avuto un incidente d’auto non è riuscito a chiamare un carro attrezzo o un’ambulanza, l’idea di Pedius si è sviluppata sempre trattando la persona sorda come un cliente, non come un disabile: “non chiediamo prova del loro udito, né chiediamo certificati medici”.

Questa applicazione è gratuita e comprende 20 minuti di telefonate ogni mese, oltre i 20 minuti è possibile acquistare abbonamenti ad un prezzo di 30€ l’anno per chiamate illimitate. Il modello economico prevede che solo l’1% dei ricavi provenga dagli utenti e il restante 99% dalle aziende che desiderano rendere accessibili i loro call center e acquistano il servizio.

Nonostante il nobile intento, quelli di Pedius non è stato un avvio facile ma “l’errore da non commettere è quello di rallentare per paura di sbagliare” sostiene Di Ciacco che non si è fermato in quei primi due anni in cui “l’entusiasmo era tanto ma veniva continuamente attaccato dai tantissimi no e dalle critiche degli investitori a cui ci rivolgevamo”.

“Sicuramente non è rallentando che una startup può superare le difficoltà – prosegue – e se in Italia c’è un problema di mercato, visto che ci sono circa 70.000 persone sorde, pensando su scala più grande i numeri cambiano: con oltre 70 milioni si può ragionare diversamente”. Così facendo, il team di Pedius, 12 persone, 6 tecnici e 6 addetti al marketing e alla gestione delle community, oggi ha tra le mani una startup è attiva in 10 paesi del mondo.

“Puntiamo ad estendere il più possibile il nostro servizio, in Italia abbiamo diverse partnership tra cui TIM, BNL, AXA Assistance e la protezione civile – spiega il team – Stiamo stabilendo nuove collaborazioni in Brasile e in Cina dove è necessario avere un partner locale per garantire la giusta crescita”.

di Marta Abbà

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