AVATAR, INNOVARE AD ALTA QUOTA

avatarMotori aeronautici di nuova generazione, concepiti per ridurre notevolmente l’impatto ambientale del trasporto aereo ma non utilizzabili per “problemi di fattibilità”. Erano nel limbo, progettati in maniera preliminare ma bloccati perché a rischio di rottura, poi è spuntato Avatar, un dispositivo in grado di ridurre le vibrazioni e il flutter sulle superfici aerodinamiche di questi motori con attuatori al plasma.

Ideato da Valentina Motta, alla guida del team composto anche da Leonie Malzacher e dal docente del Politecnico di Milano Giuseppe Quaranta, questo sistema affatto banale da spiegare ai non addetti al settore, porta dei vantaggi che, al contrario, toccano tutti e da vicino: la riduzione significativa sia le emissioni di gas inquinanti, sia il costo del trasporto aereo.

Motta da giugno 2016 lavora nel dipartimento di aeronautica e astronautica dell’università tecnica di Berlino dove le è stata chiesta una “soluzione innovativa per risolvere i problemi di fattibilità di motori aeronautici di nuova generazione”. Così è nato Avatar, innovativo innanzitutto perché, come spiega la stessa ideatrice, “usiamo questi attuatori non per distruggere vortici, come finora fatto da tutti, ma per creare vortici controllati e così controllare le vibrazioni”. Bypassato così il rischio rottura, i motori aeronautici di nuova generazione ad alte prestazioni potranno essere operativi e abbassare l’impatto ambientale del trasporto aereo.

Chi se ne intende, conoscendo Avatar, potrà notare che con gli attuatori al plasma riproduce l’effetto di superfici meccaniche con superfici “virtuali” e modifica il flusso dell’aria su superfici come ali, pale di elicottero e palette di motori aeronautici a turbina, tramite una scarica elettrica.

Chi non se ne intende può comunque afferrare il fatto che questo progetto può mirare alto e attirare non solo i produttori di motori aeronautici ma anche quelli di aerei, elicotteri, power generation, e turbomacchine in generale. I dispositivi hanno il vantaggio di essere molto leggeri, non intrusivi, facili ed economici da realizzare e necessitano “una potenza irrisoria in confronto ai valori di potenza che caratterizzano i motori per aeromobili”.

I competitors di Avatar sono piccole imprese o start up che sviluppano prodotti high-risk high gain e che offrono servizi a multinazionali, “noi ci differenziamo per la versatilità del nostro prodotto – spiega Motta – e per l’intenzione di collaborare con i clienti in maniera continuativa, fin dall’inizio, per consegnare un prodotto che calza perfettamente i requisiti dell’applicazione specifica”.

Finora il progetto è stato finanziato dall’università ed ha partecipato, superando la prima selezione, a Switch2Product, competition per valorizzare idee tecnologiche e di business di studenti, docenti, ricercatori e alunni del Politecnico di Milano, da cui il team ha imparato a presentare la propria soluzione “a persone non specificatamente esperte del settore, come potrebbero essere dei finanziatori”. Oggi cerca finanziatori attraverso fondi di ricerca e tramite programmi di supporto alla creazione di start up. Per sviluppare il prototipo servono indicativamente 30mila euro.

di Marta Abbà

 

 

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