LA SHARING ECONOMY VA SPEDITA

icarryGià in voga nei trasporti, nell’economia e nel commercio, nella moda addirittura, se non in altri settori, la sharing economy prima di iCarry non aveva ancora fatto capolino nella logistica a corto raggio.

Questa piattaforma tutta italiana fondata nel 2015, ha applicato le stesse logiche dimostratesi di successo in altri campi, al servizio delle consegne urbane e sta facendo strada. Gabriele Ferrieri e Daniel Giovannetti per non crogiolarsi tra pensieri relativi a disoccupazione giovanile e paura del futuro, mancanza di meritocrazia e quant’altro, si sono ingegnati e hanno regalato alla società una idea che può fare bene all’ambiente e anche a chi ci vive.

“Tra uno scambio di battute, la lettura di un articolo sulle ultime novità tecnologiche e le notizie del telegiornale” è nata l’idea di estendere il paradigma della sharing economy a quello della mobilità sostenibile applicato però alle spedizioni dei pacchi sul corto raggio per private e aziende” spiega Ferrieri. Assieme al suo socio, ha proposto una soluzione alternativa alle spedizioni locali intra-cittadine, green fino all’ultimo miglio grazie all’impiego delle nuove tecnologie IT.

Come startup, ufficialmente, iCarry è nata a giugno 2015, dopo il grande successo registrato con la campagna di crowdfunding reward-based realizzata con Eppela in collaborazione con PostePayCrowd in cui aveva raccolto 10mila euro.

La sua carriera, solo all’inizio, è costellata di premi e riconoscimenti, ma l’approvazione importante e cercata è anche quella degli utenti: oltre 10mila distribuiti fra le principali città italiane attirati dall’idea di poter far consegnare pacchi da una parta all’altra della città anche ad un’ora dalla chiamata ad un costo inferiore rispetto agli operatori logistici tradizionali.

Entro settembre 2017 arriverà la versione 3.0, già online e utilizzabile da alcune settimane, migliorata soprattutto dal lato della customer experience, e intanto il team di iCarry, dopo il lancio della nuova infrastruttura tecnologica, mirano a consolidare il mercato italiano e al più presto internazionalizzare il servizio. “Non per niente, il nome iCarry è già internazionale” ha fatto notare Ferrieri

di Marta Abbà

 

 

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