CONTRO L’HATE SPEACH, LOUDEMY

loudemyAbbassare i toni, alzare la qualità dell’informazione, sui social. Per questo è nato Loudemy, uno strumento a disposizione di tutti i cittadini, gratuitamente, mentre è a pagamento e personalizzabile, per organizzazioni, associazioni, enti, giornali e altre imprese. Ad inventarlo è stata Selene Biffi, ormai da molti definita startupper seriale, ma che prima di tutto deve essere chiamata una startupper seria: mai una sua creazione ha mancato di essere utile e dedicata a popolazioni o questioni di emergenza a livello mondiale.

Questa volta, Biffi, se l’è presa con l’hate speach e con Loudemy vuole mettere a tacere chiunque usi i social per diffondere messaggi errati o di odio. Per farlo, è stata studiata ad hoc una piattaforma di chatbox, capace di dialogare come un essere umano, spesso usata per “servizi al cliente” in modo che fosse in grado interagire in modo indipendente nelle conversazioni sui social e intervenire sulle tematiche più disparate.

L’hate speach non è solo omofobia e cyberbullismo, o stalking, motivi per cui molti ne hanno forse sentito parlare, ma chi diffonde odio e cattiva informazione on line spazia, ed è su tutti i fronti che è necessario difendersi. Ambiente, politica, guerre, diritti umani, tolleranza religiosa

Ora basta cliccare su http://loudemy.com scegliendo un argomento e selezionando le fonti da cui si desidera che i chatbot attingano per poi collegarci on line e contribuire con il loro aiuto a conversazioni su vari social. Facebook, Twitter, Instagram e Youtube, tutto in automatico.

Biffi ha iniziato a lavorare a Loudemy autofinanziandosi con 20 mila euro e dopo aver trovato gli sviluppatori giusti per questa impresa, tra Italia, India, Portogallo, Svizzera, il team ha cominciato a sviluppare l’algoritmo a febbraio 2017. L’idea, però, era già nata a luglio 2016 quando Biffi era a Kabul nel momento in cui ci fu il primo grosso attentato dell’ISIS.

Leggendo sui social notizie errate e intrise di odio, che dipingevano una situazione molto diversa da ciò che lei stava vivendo, è rimasta sconvolta nel vedere come l’hate speech vincesse sulla buona informazione. Loudemy può risolvere il problema, rispondendo colpo dopo colpo, con fonti certe e la collaborazione di chi ritiene ancora possibile ripulire i social da chi li usa per creare conflitti e paure.

di Marta Abbà

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