LE SCARPE DI MILANO

cristinadimilano 2Versatili, eclettiche e adatte a tutte le donne ma solo una per ogni numero perché le scarpe di CristinaDiMilano sono quasi uniche. Le crea Cristina Montanarini scegliendo tessuti pregiati, uno a uno, secondo suo gusto, e confezionandole in modo che chi le indossa possa decidere all’ultimo se andare in ufficio o a teatro, senza in nessun caso sfigurare.

Giornalista di cucina, creativa tra i fornelli ma non solo, Montanarini ha preso una pausa lavorativa con la nascita della figlia, pausa che ha interrotto intraprendendo una nuova avventura ispirata da un viaggio in Australia. Lontano da casa, di fronte a mille differenti situazioni da vivere e solo una valigia da cui ”pescare” la “mise” giusta, Montanarini si è accorta che “volevo cose leggere e versatili” così “tornata a casa mi sono concentrata sulle scarpe che sono sempre stata una mia passione. Dal concetto di versatilità e leggerezza e’ nato il mio progetto”.

Dalle sue mani e dalla sua creatività esplosiva, nascono scarpe che sono in grado di dare quel tocco di personalità che trasforma un semplice jeans in un jeans originale, ma anche inserite in altri stili danno un tocco di classe, unico. Per modo di dire ma anche di fatto visto che sono scarpe artigianali “a tiratura” limitata: difficilmente produco tanti pezzi di una fantasia o di un modello, mi limito a fare una “numerata” per ogni modello”.

Sognano di girare per Milano incrociando donne con le sue creazioni ai piedi, Cristina Montanarini sta riscuotendo successo soprattutto tra chi apprezza l’artigianalità del prodotto e capisce il lavoro che c’è dietro e la preziosità dei tessuti che contraddistingue il mio marchio e mi differenzia”.cristinadimilano.JPG

Ha deciso di chiamarlo CristinaDiMilano ed è un brand è in “fasce”, come lei stessa dice, ma che evolve quotidianamente compiendo piccoli passi volti a farsi conoscere attraverso eventi e tramite i social, a breve anche con il sito web “under costruction”.

A 52 anni, ha iniziato da sola e così sta procedendo, finora non ha partecipato ad alcun programma di accompagnamento o incubazione, “il team sono io: essere sola ha vantaggi e svantaggi. Fra i primi c’è la libertà di azione – racconta –  Fra i secondi la mancanza di poter fare confronti e vedere le cose da un altro punto di vista”.

di Marta Abbà

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