IL FOTOVOLTAICO VA IN STAMPA

ribesMettere in carica il proprio telefonino, solo illuminandolo. É uno dei tanti gesti a cui dobbiamo abituarci quando Ribes Tech arriverá sul mercato con il suo film fotovoltaico così sottile da poter essere “stampato” su ogni oggetto da caricare. Funziona anche su dispositivi portatili ed é proprio con cellulari, tablet e altri piccoli device che questa idea risulta più utile.

All’idea, che é giá realtà, ci ha lavorato da marzo 2016 un gruppo di ricercatori che oggi con Ribes Tech possono dirsi la prima startup nata all’interno del polo IIT-Politecnico, dimostrando che è possibile, da ricercatori, assumere una mentalità anche imprenditoriale e competere ad armi almeno pari. Il team, guidato dal CEO Antonio Iacchetti, è riuscito a trasformare un progetto di ricerca decisamente innovativo in una startup capace di suscitare l’interesse di aziende e imprese. Produttori di smartphone o di dispositivi IoT come anche imprenditori lungimiranti, cominciano ad essere incuriositi da ciò che può essere descritto come un pannello fotovoltaico non solo estremamente sottile. La “pellicola per la ricarica” ottenuta dai ricercatori è infatti così flessibile e personalizzabile da potersi adattare a vari formati.

Sembrerà assurdo ai profani, ma con la luce artificiale funziona meglio che con quella solare, basta quindi appoggiare lo smartphone sotto una lampada da tavolo e in piena notte ricaricarlo senza problemi. Non è nemmeno anti estetico: chi sceglie il proprio telefono per il design non deve sentirsi escluso da questo nuovo prodotto disponibile sia trasparente, sia colorato.

Un’altra peculiarità di Ribes Tech, oltre al nome, sta nella varietà degli ambiti di utilizzo. Finora qualcosa di simile esisteva, ma solo per finestre e facciate di edifici, ora grazie a Iacchetti e al suo team, con la stessa logica si può trasformare qualsiasi superficie di qualsiasi dimensione in un pannello fotovoltaico: ogni dispositivo portatile può essere alimentato direttamente dalla luce.

Il mistero si spiega con un processo nanotecnologico che permette di manipolare a livello molecolare materiali conduttori e semiconduttori, rendendoli simili a un normale inchiostro. Poi basta stamparlo sulla pellicola e lasciarlo asciuga, con la certezza – parola di ricercatori – che le nanoparticelle manterranno tutte le loro proprietà.

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