START-UP E UTOPIE IN MOSTRA

baruchello-1Scambio di zolle di terra, adozione di pecore portatili, produzione di utopie, realizzazione di oggetti anomali: sono le quattro sezioni del progetto Start up, i milanesi per vederne la realizzazione devono andare a Roma, per ora, in attesa che queste “Quattro Agenzie per la produzione del possibile” ideate da Gianfranco Baruchello e a cura di Maria Alicata e Carla Subrizi trovino una sede anche a Milano. Fino a 28 aprile sono sperimentabili a Roma in via del Vascello 35 (Monteverde Vecchio), in 300 mq che deformano e ripensano il concetto di start up, provocando e facendo riflettere grazie al punto di vista adottato, tutt’altro che banale.

Prendendo spunto, e linguaggio, dall’economia, il progetto vuole cavalcare questo momento storico di forte flessibilità e mobilità sfruttando la sua nota disinvoltura nel giocare con arte, natura e storia. Prendendo atto che sia la produzione, sia la formazione sono da tempo in continua trasformazione, un progetto balzano e provocatorio come questo può essere il modo per guardare da una maggiore distanza ciò che, vissuto sulla propria pelle, appare confuso e caotico.

Diviso in quattro agenzie, “Start up” mira a raggiungere altrettanti obiettivi, l’uno ben differente dall’altro. Si passa infatti dalla promozione di scambi di terra a livello globale, all’adozione di pecore portatili, dalla produzione di utopie, alla realizzazione di oggetti anomali.

Partendo da terra, da “Un metro cubo di terra – Earth Exchange”, in questa sezione ha luogo un baratto di cassette di terra: quella della Fondazione, proveniente dalla campagna a nord di Roma, con quella di un altrove non ben definito, per toccare con mano come tutta la Terra è terra.
I visitatori che accetteranno invece di adottare una pecora, otterranno una sagoma di questo animale, in legno a grandezza naturale, timbrata e numerata diventando ufficialmente “pastori” di un gregge simbolico diffuso nel mondo, portatile, che definisce una proprietà comune basata sulla condivisione.

La terza sezione di “start up” è invece il luogo in cui gli artisti potranno presentare il progetto di un “oggetto anomalo” confidando di trovare attraverso la Fondazione, chi ne finanzi la realizzazione. Con questa operazione di matching si vogliono esplorare le possibili funzioni dell’errore, dell’inutile, dello scarto, innescando una nuova relazione tra creatività e produzione.

Nei sotterranei della sede in pieno centro, l’agenzia specializzata nella “Produzione di utopie” accoglie tutti in una sorta di bosco immaginario e oscuro, in cui, tutti soli, si può attivare l’immaginazione e farsi venire in mente pensieri improbabili altrove. Quando si esce, è necessario lasciare come ricordo una parola sorta in mente durante l’esperienza.

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