OPEN INNOVATION IN NUMERI

open-innovationOltre due terzi dei soci corporate delle startup innovative iscritte hanno sede nel Nord Italia ed anche la maggior parte delle startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese ma, messe a confronto, le percentuali – rispettivamente 69 e 55% – raccontano un superamento della logica del distretto industriale e mettono in luce il flusso di investimenti che dal Nord raggiunge startup che operano nel Centro- Sud. E’ quanto è emerso dai dati del primo Osservatorio sui modelli italiani di Open Innovation e di Corporate Venture Capital, promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau in partnership con Ambrosetti e Cerved.

Quasi il 59% dei soci corporate investe in startup fuori regione e Milano e la Lombardia non sono certo tra le più timide nel guardare al di là dei propri confini per andare in cerca di realtà coraggiose e made in Italy anche se non parlano lo stesso dialetto. Che sia la fine di un’era in cui si è ragionato per aree geografiche?

E’ ciò che vien da chiedersi vedendo i numeri presentati allo SMAU 2016 negli scorsi giorni a Milano da cui emerge la necessità di creare e condividere una strategia di “specializzazione intelligente”. Questa opportunità sono le Regioni che la devono cogliere per evitare che il Paese che assieme compongono resti sempre più indietro a guardare gli Unicorni stranieri che arrivano e dettano legge sulle logiche di mercato.

Le imprese, al di là del fatto che abbiano la sede a Nord, al Centro o al Sud, stanno dimostrando, coi fatti, giorno dopo giorno, di essere già pronte e di aver imboccato da mesi la strada per creare un mercato dell’innovazione di respiro nazionale. Le Regioni possono ancora saltare su questo treno in corsa che non bada ai confini e alle targhe, ma prosegue verso la Open Innovation con una “open mind”.

Sempre allo SMAU, infatti, i dati hanno descritto un panorama nazionale e non Milanocentrico, e in divenire, dove si può notare una crescita di interesse da parte delle PMI e delle microimprese ad investire in stratup innovative (431 investitori). Abbattuti i confini regionali, anche quello di settore non sono più così netti, o meglio, esistono ma per essere superati visto che la maggior parte di chi investe, lo fa in settori merceologici diversi dal proprio (95,5%).

Sempre osservando i numeri presentati, e ragionando per settori, emerge che quasi la metà delle corporate che hanno investito in startup innovative operano nel campo dei servizi non finanziari (48,2%); oltre un terzo nei servizi finanziari e assicurativi (34,1%), il 5,2% nell’industria tradizionale, il 2,9% nella meccanica. Il 2,1% nella produzione di apparati hi-tech.

Prevalentemente hanno scelto per investire, start up che fanno R&D o producono software e servizi informatici. Anche l’industria tradizionale nel 77% dei casi ha investito nella stessa direzione ma le imprese che operano nel settore della meccanica scelgono nel 61% dei casi startup che operano nel campo del software e dell’informatica, così come le aziende che si occupano di produzioni Hi-tech (76% dei casi).

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