POGA, PER ESSERE SICURA

dr-start-upperSemplice e utile, soprattutto nelle grandi città dove la sicurezza percepita non è mai abbastanza. Poga è un dispositivo tascabile che, in mano ad un utente, permette di chiedere aiuto direttamente mettendosi in contatto con le forze dell’ordine. Ovale, piccolo tanto da stare anche in una mini pochette, questo “oggettino” è stato ideato da 3 studenti dell’Università Cattolica che lo hanno proposto in occasione dell’edizione 2016 di Dr Start-upper. Questa idea originale li ha fatti entrare nella top ten della competizione.

L’obiettivo di Poga è quello di offrire maggiore sicurezza in primo luogo alle tante donne che girano in città, spesso vittime di aggressioni, ma anche a tutte le persone che si sentono facile preda di malviventi. Che sia una percezione fondata, o meno, con questa idea si ha la soluzione in tasca e la certezza di poter chiedere aiuto con un banale gesto. 

Maneggevole e leggero, Poga ha due interruttori a scorrimento che oppongono anche una leggera resistenza, in modo da non poter essere attivati per sbaglio. In memoria può conservare 3 contatti “di fiducia” che saranno allertati in caso di richiesta di soccorso, inoltre è indipendente: non essendo legato ad alcun operatore telefonico, non ha problemi di incompatibilità. Cosa non scontata: per usarlo non è necessario essere degli “smanettoni”.

Gli studenti-startupper hanno pensato che sul mercato potrebbe esordire con un prezzo pari a qualche decina di euro, costo a cui va aggiunto quello per abbonarsi al servizio: qualche euro al mese. Con meno di 50 euro, quindi, Poga sarebbe tra le mani di chi sente il bisogno di protezione. 

Giada Petrelli, una degli ideatori di Poga, ha raccontato che questa loro proposta “nasce da un’esigenza reale: io per prima avevo paura a tornare a casa da sola, una volta fatto buio. Questo disagio è stato lo spunto per poi sviluppare la proposta, visto che ancora oggi non esiste un servizio di sicurezza che permette alle ragazze di sentirsi davvero sicure in strada quando sono sole” .

Assieme a Francesco Confalonieri e Rosario Vindigni, entrambi studenti del corso di laurea magistrale in economia alla Cattolica di Piacenza come lei, Petrelli sa bene che “la prima difficoltà è trovare i soldi. Tutti sappiamo quanto costa avviare una start up, soprattutto per tre ragazzi giovani come noi”. Intanto “lo studio in università è stato fondamentale, ci ha permesso di ottenere quelle competenze e capacità che ci hanno aiutato a scrivere in maniera più chiara e precisa il business plan, essenziale per le start up, ma soprattutto le proiezioni economico finanziare”.

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