PIEDMONT LADY BRINDA A MILANO

ladypiedmontE’ piemontese al 100%, ora vive a Milano e si è sentita definire “una sociologa/antropologa del vino, che ancora non lo sa, ma fa parte della scuola de Les Annales di Fernand Braudel…”, si chiama Valeria Bugni e organizza feste private ed eventi pubblici a tema. “A volte ci abbino delle opere d’arte contemporanea, a volte una sfilata di moda di giovani designer, altre volte la serata è più improntata al gioco sul tema vino, in maniera da far conoscere, apprezzare e divertire sotto tutti i punti di vista, quello umano in primis”. La sua startup si chiama Piedmont Lady e mira alla fascia di cittadini che va dai 25/30 anni in su, “di estrazione sociale variegata e con professionalità diverse, dotati di curiosità, gusto e amore per il bello” spiega Bugni. Ha le idee chiare e la principale, che oggi la guida nella sua impresa “è quella di transitare il culto del vino attraverso un veicolo un po’ diverso”. Che sia musica, arte contemporanea, danza, moda, design… l’importante, per Bugni, è che accenda nella maggior parte di persone possibile la voglia di stare assieme. Mentre focalizza la propria attività su cosa più le piace e cosa più piace durante le serate, sta meditando anche di dar vita ad una linea moda, “ma per quello ci vuole tempo, tanto tempo ancora”.


A proposito di tempo, è a fine 2014 che è arrivato il nome Piedmont Lady, come una folgorazione, durante una fiera B2B di Barolo e Dolcetto al Castello di Grinzane Cavour (Cn) a cui Valeria partecipava, in cerca di “un’identità chiara, una sorta di mio alter ego che definisse in un’unica parola quello che volevo e voglio trasmettere”. Parlando e versando del barolo a un giovane esportatore americano che pronunciava di continuo “Piedmont, Piedmont, Piedmont” ecco l’identità che andava cercando: un nome che le calza tutt’oggi a pennello e che ben richiama le sue origini raccontando la sua attività.

Piemonte in inglese è “Piedmont”, ormai simbolicamente associato a gusto, qualità ed enogastronomia di eccellenza, spiega, giurando di essere piemontese al 100%. Quanto al prefisso “Lady” è per rimarcare femminilità, dando anche a livello di “fonetica” una sorta di dolcezza. Il suono “international” non è certo casuale, poi, dato che turisti ed estimatori di tutto quel che è vino, made in Italy, stile, spesso provengono da territori anglofoni.

L’idea, oggi realtà in evoluzione, che sta dietro al nome, non è arrivata molto prima ma nell’autunno dello stesso anno, “dopo 2 anni di spola tra Lione e Milano, quando mi sono trasferita a Milano, per amore”. I primi mesi Bugni li definisce “ostici” – lavoro zero, costo della vita alto e tanta nostalgia delle sue colline – poi ha imparato che “a Milano se non conosci i posti giusti dove mangiare e bere la fregatura è quasi assicurata”. Fattasi “sgamata”, ha ripescato i contatti con tante aziende che già conosceva tra Langhe, Monferrato e Cuneese, e alcune hanno cominciato a chiederle di organizzare qualche evento milanese con i loro vini e prodotti. E Valeria Bugni è diventata Piedmont Lady.

L’anno più duro è stato il primo anno, soprattutto perché è il periodo in cui serve “far capire cosa fai, senza essere presa per “scema”: essere donna, carina e di buona indole, non aiuta. Ma il primo ostacolo penso sia stato dentro di me, nella difficoltà di permettermi di fare qualcosa che veramente amo e costruirlo”. Oggi Piedmont Lady è una startup che si autosostiene, “ma – precisa – solo perché per il momento non ha fatto ancora il grande balzo en l’air e posso contare sulla collaborazione artistica di Cristina Turati. Non è ancora la mia unica attività, ma mi sono data delle tempistiche piuttosto ravvicinate e delle strategie per mettere su un team di “ladies” creative, capaci, determinate”.

Tra i primi step da fare c’è anche la ricerca di sponsor e di capitale, ma, partendo e puntando sul mondo del vino e dei vignaioli, Bugni sa che “qui partiamo da solide radici ed è solo questione di costruirci attorno. Ha solo in parte ragione quel milanese che le aveva inizialmente consigliato: “re-inventati in un blog, scrivi di qualsiasi cosa che sia fuffa, qui a Milano la fuffa va un sacco!”. Ispirazione in parte anche condivisibile, ma “per fortuna il vino e i vignaioli non sono fuffa” e, Milano, anche grazie alla “botta culturale pre e dopo Expo” è una città “faticosa e frenetica, per chi, come me, vuole addentrarsi proprio nel filone degli eventi. Non si dorme mai”. Per chi vuole organizzare eventi, quindi, non è poi così male.

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