ON FIRE, LA SCUOLA E’ ON LINE

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Davanti ai loro docenti scoraggiati, scoraggiati perché a loro volta davanti a strumenti per l’interazione 2.0 di non immediato uso, invece di deriderli o denigrarli, invece di approfittarne per fare i fannulloni, i due startupper di OnFire Matteo Mosconi e Gabriele De Rosa hanno dato una mano. E oggi stanno facendo successo. “Abbiamo creato uno spazio web pieno di funzionalità destinate a semplificare la comunicazione tra studenti e insegnanti” spiegano, entrambi con un 1996 sulla carta di identità, ora universitari con in tasca un diploma di perito informatico proprio con quei professori che hanno dato loro l’idea, nelle aule dell’istituto tecnico informatico di Cesano Maderno (MB) .

Mosconi sta studiando alla Statale “Informatica per la Comunicazione Digitale” e De Rosa al Politecnico “Ingegneria Informatica”. Quando erano in terza liceo “la nostra classe è stata la prima ad adottare la lavagna interattiva, uno strumento che permette di disegnare e creare elementi di geometria super precisi -raccontano, ricordando la genesi di OnFire – i tempi di accensione, i corsi di aggiornamento necessari per imparare ad utilizzarla, scoraggiavano i docenti invece che facilitare loro la vita”.

Così hanno deciso di creare un valore aggiunto, permettendo ai docenti di inviare ai ragazzi il riepilogo della lezione. Non solo: con On fire si può ripassare esattamente ciò che ha spiegato l’insegnante in classe, scambiare contenuti tra i singoli studenti, creare una specie di diario di classe. “Stiamo sviluppando un algoritmo di riconoscimento che permetta ai ragazzi ipovedenti di ascoltare anche le lezioni che il docente scrive a mano sulla Lim, stiamo lavorando per sviluppare delle funzionalità legate alla classe capovolta e la possibilità di consegnare compiti in formato elettronico al docente”: si tratta di una vera e propria piattaforma di classroom collaboration.

Semplice? Da usare sì, ed è per questo che è utile, come quelle startup che poi funzionano. E così sta accadendo anche a quella dei due giovanissimi ex studenti di scuola superiore: è difficile fotografarne la storia tanto sono vulcanici nelle nuove idee con cui la loro piattaforma si evolve andando incontro a tutti i docenti scoraggiati d’Italia.

Inutile rincorrere due startupper giovani ed entusiasti, meglio raccontare come agli inizi, appena avuta l’idea, “abbiamo validato un modello di business sostenibile, distruggendo tantissime idee errate iniziali. Abbiamo smesso di ragionare con la testa di due studenti e ci siamo diretti in una visione più imprenditoriale”.

Facile immaginare, e loro confermano, che “inizialmente poche persone nella nostra scuola hanno creduto nel futuro del progetto: credere che due 18enni possano vendere un software ad una struttura pubblica è sempre stata la nostra sfida”. Sanno che c’è tanta strada da fare, ma quella già percorsa era già insperata e sta lasciando a bocca aperta molti di quelli che li hanno considerati erroneamente due pivelli e basta.

In pochi mesi dal lancio, On Fire era arrivato a coprire oltre 2000 scuole, lo scorso febbraio hanno raggiunto la quota di 3.500, traguardi che li hanno colmati di soddisfazione “insieme alla vittoria del premio di innovazione sociale del comune di Milano e all’intervista di Report”.

Dopo i primi risultati incoraggianti, stanno proseguendo basandosi principalmente sul passaparola per farsi conoscere – “non abbiamo un canale nel quale facciamo pubblicità” – confidando anche nelle potenzialità che Milano offre loro. “E’ una città estremamente dinamica – raccontano – Tutti i servizi di cui abbiamo bisogno funziona, ma soprattutto funzionano bene ed in fretta. Portiamo avanti il nostro progetto all’interno di una ex scuola, diventata ora un acceleratore d’impresa.”. E’ FabriQ, un acceleratore “On fire”.

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