FASHION D’AFRICA

13133172_824418817662146_3227171767749793859_nModa made in Africa ma non solo per “donnone”, non solo per il caldo che c’è laggiú, non solo per gente “di quei posti”: Waiz Shelukindo, 36 anni, nato in Tanzania, ai piedi dei Monti Usambara, poi trasferitosi a Zanzibar, “dove ci sono maggiori possibilità di lavoro”, arriva a Milano con la sua tesi, tutta da dimostrare. Mentre lui continua a creare e cucire nel clima africano, collaborando con stilisti in Inghilterra, Sudafrica, Madagascar, anche per non perdere la solarità del suo personalissimo stile, nella nebbia meneghina gli fa spazio  Anita Raimondi, portavoce ma non solo perché come lei stessa spiega “lui disegna, crea e realizza supportato da un suo team locale, a Zanzibar dove vive e dove ha il suo atelier e negozio. Io svolgo qui un’attività di promozione,marketing e ricerca di clienti, negozi o privati”.

Un sito, i contatti facebook (waiz shelukindo, waiz fashion & design, Milano African Clothing Supply) aggiornati con foto di modelli e novità, e finora il marchio di Waiz, Waiz Fashion & Design, sta riscuotendo molto entusiasmo e pareri estremamente positivi.
Più che i competitors, e un mercato, quello del fashion, tutt’altro che deserto, a Milano, il vero nemico, che tira colpi bassi, è “lo stereotipo”. In verità ve ne sono numerosi ma il più recidivo è che quello che porta “la gente a stupirsi che uno stilista africano possa realizzare degli abiti così moderni e spesso molto sexy – racconta Anita – C’è sempre l’idea che un abito africano sia pieno di drappeggi e per donnone. E poi si stupiscono per la cura dei dettagli: pensano che ci sia un’approssimazione nella fattura dell’abito”.
12734262_786989444738417_1781761704537117894_nMentre Anita è impegnata a far conoscere sempre più capillarmente le creazioni di Waiz, a Milano, in Italia e, usando il capoluogo come trampolino, nel resto del mondo, lo stilista veste con il sole di Zanzibar sia uomini sia donne con tessuti africani, per la maggior parte provenienti dalla Tanzania. Nella stoffa, la tradizione, nel design, l’innovazione: cuciti assieme con un tocco moderno e coraggioso, diventano abiti “con tutto il calore africano, ma da indossare ovunque e da chiunque. La mia è una moda molto democratica, anche per quanto riguarda le taglie, e versatile – spiega lo stilista – creo abiti che cambiano radicalmente a seconda degli accessori utilizzati. Passano da molto eleganti o molto casual, a seconda di come si indossano, sono adattabili a situazioni diverse e quotidiane”.
I primi modelli li ha sperimentati lui stesso, promuovendoli sulla propria pelle: cuciva gli abiti e li indossava nel quotidiano e se andava in un locale e gli dicevano “wow, che bella camicia. Dove l’hai comprata?” – come è capitato – lui si offriva di farne altri, e poi altri, a altri ancora. E così ha cominciato a farsi conoscere e a farsi pubblicità, fondando il marchio.
Anita doveva essere una semplice cliente, una europea che arriva e comprare qualche capo, entusiasta, per portare a casa un po’ di continente. E invece “tornata in Italia i miei abiti africani hanno avuto un ottimo riscontro tra le mie conoscenze e piano piano ha preso forma l’idea di poter promuovere e diffondere in modo articolato le creazioni di Waiz” racconta: “Ora, il futuro è aperto”. E se lo veste Waiz, anche molto colorato ed elegante.

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