WELFARE CONDIVISO

Schermata del 2016-04-20 11:51:37

Supportare le aziende nell’offrire servizi di welfare che possano fare la differenza nella vita dei collaboratori: è ciò di cui si occupa Jointly, la startup nata circa un anno fa e che a maggio 2015 ha vinto il secondo Bando FabriQ lanciato dal Comune di Milano. Dopo un fitto e fruttoso dialogo con un piccolo gruppo di grandi aziende che avevano già provato a condividere servizi, conoscenze e progetti di welfare, è nata questa piattaforma B2B studiata per favorire “la contaminazione positiva e lo scambio di quanto di buono è già in essere oltre a realizzare progetti di welfare innovativi”. A spiegarlo è Viola Martinelli, 26enne Community and content manager di Jointly, nome scelto perchè “mostra pienamente la nostra vision: è grazie alla condivisione di servizi, best practices, strumenti e know how che le imprese possono offrire soluzioni di welfare che migliorino la vita dei collaboratori”.

Ecco così uno spazio e uno strumento di condivisione di esperienze, per estendere le migliori messe in atto da aziende “già pratiche” in altre meno preparate, soprattutto se di medie–piccole dimensioni e interessate allo sviluppo di politiche di welfare. Con Jointly queste ultime hanno una occasione a cui da sole difficilmente avrebbero accesso: quella di “agganciarsi alle grandi per beneficiare di economie di scala, scopo ed esperienza”. 

Il risultato pratico per le realtà che approdano a Jointly, è un grosso passo avanti nell’opera di semplificazione della gestione del loro welfare aziendale. Con Jointly a portata di mano avranno partner per servizi di welfare già pacchettizzati e a condizioni vantaggiose, video-interviste di welfare manager ed esperti know how e strumenti per indagare i bisogni dei collaboratori come la survey JointlyVoice o vari toolkit. Ad esempio sulla realizzazione di un nido aziendale o per rimanere aggiornati sulle novità fiscali.
La co-founder e CEO Francesca Rizzi, 39enne, assieme a Martinelli e al resto del team (Sarah Sartori, 41 legal manager, Silvia Torselli, 38, account manager, Carolina De Cristo, 47, IT product manager, Roberto Greco, 50, branding and communication manager, Carmen Filippo, 37, HR consultant) non si è fermata qui. E con loro, anche Jointly si è spinto un passo avanti. Sono in cantiere nuovi progetti da sviluppare in rete, per offrirli alle aziende “amiche”. Uno su tutti “Push To Open”, coordinato da Barbara Demichelis. E’ un programma in più tappe che affianca i 17-18enni figli dei dipendenti nel momento in cui sono chiamati a fare scelte sul loro futuro, perché lo facciano nel modo più consapevole possibile. E c’è anche Kidintown che seleziona e prenota campus non residenziali con la possibilità di booking on-line. Nel 2016 Jointly punterà su questi: “stiamo lavorando ad una terza edizione di Push To Open, da destinare anche a studenti laureandi. Ed è appena parito il progetto pilota Kidintown su Milano che intendiamo estendere su altre città”. E’ in arrivo, e “in fase di sviluppo”, anche un progetto di rete sul tema “salute e benessere” che spazi dal counselling psicologico alla promozione di una vita sportiva e movimentata, con un orecchio teso alle esigenze dei lavoratori, destinatari ma anche partecipi ai servizi studiati per loro. Un supporto, e un ascolto, che a Jointly come startup milanese, e in generale italiana, è mancato: “abbiamo sofferto la mancanza di un ecosistema di professionisti in grado di supportare le start-up da un punto di vista tecnico a condizioni economiche sostenibili”.

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