VINO DIGITALE

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Etichette NFC (Near Field Communication) per autenticare un prodotto immediatamente, con uno smartphone, ottenendo tutte le informazioni per conoscerne tanti, scegliere il migliore e poi sapere anche come utilizzarlo. E’ la soluzione con cui la startup Viveat vuole aiutare tutte le aziende vinicole, grandi o piccole che siano, ad avvicinarsi ai propri clienti, per conquistarne di nuovi e per “svecchiare” la propria immagine, al di là delle ottime annate.
L’idea è nata nella primavera 2014, quando “chiacchierando con numerosi produttori abbiamo inteso le loro necessità in termini di controllo della filiera distributiva, di protezione del prodotto e di storytelling” racconta il fondatore e CEO milanese appena 28enne Marcello Gamberale Paoletti.

Dopo studi filosofici e politici, già esperto di vino, lo è diventato anche di digital innovation nel settore agroalimentare, e ha deciso di far nascere Viveat per “creare innovazione sviluppando servizi software Internet of Things”.
Grazie al meccanismo virtuoso di Viveat, basato sull’apposizione di etichette NFC, le aziende diventano agilmente in grado di offrire ai propri clienti una navigazione mobile dei prodotti, coinvolgendoli in un’esperienza nuova e indimenticabile. Tanto da non poter fare a meno di ripeterla, si spera. A tutto ciò si aggiunge la sempre più importante opportunità di tracciare la distribuzione dei propri prodotti e di profilare gli utenti ottenendo così informazioni per attività di marketing diretto.
Viveat nasce con un forte attaccamento alla tradizione italiana ma non si chiude nei confini della propria patria: è la sua indole e la porta nel nome stesso che “unisce vita e cibo, contiene un richiamo all’italianità ma anche un riferimento al cibo pensato all’inglese”.

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Da poco è stata lanciata la versione beta della piattaforma e “non abbiamo ancora raggiunto il break even. Il prossimo obiettivo è consolidare la nostra presenza raggiungendo quota 10 clienti” spiega Gamberale Paoletti. E poi ricorda come, all’avvio, “la grande difficoltà è stata ordinare con precisione tutte le componenti necessarie per arrivare al traguardo, ma con squadra di qualità e competenze complementari sono arrivate grandi soddisfazioni in pochissimi mesi”.
Il co-fondatore di Viveat è un altro giovane e milanese come lui, Nicolò Zambello, che dopo la laurea in materie economiche, prima di questa startup, ha fatto un periodo in Australia come chef. Assieme a loro, come CTO, c’è il 31enne Giacomo Zucco, laureato in Fisica teorica e grande esperto di bitcoin: oltre che co-fondatore è anche digital project manager in Viveat. A completare il team con competenze e attività varie, ma sempre una età giovane, ci sono da Milano Mattia Scaltrini (26) sviluppatore software, e Pietro Bini Smaghi (28) sales manager, mentre Matteo Sala (23) arriva da Monza ed è responsabile amministrativo. Da Genova Marta Rocca (26) cura il graphic design ed è art director mentre il marketing è nelle mani di Maria Chiara Minoia (32), di Lecce.
Per promuovere la loro start up, questi giovani “si sbattono” sul territorio, tra fiere, degustazioni e visite alle cantine dove portano la propria esperienza nella narrazione di prodotti di eccellenza via mobile, focalizzata sulle opportunità di marketing derivanti da un rapporto diretto con i clienti. Al contrario dei “già esistenti”, il servizio di Viveat ha un livello di prezzi decisamente più accessibile e non prevede la necessità di scaricare un’applicazione mobile: funziona semplicemente via browser.
Da non perdere, per loro, l’opportunità di Expo, la attendono a calici alzati, già pronti a presentare Viveat all’interno del Padiglione Italia per poi restare presenti nel fuori Expo. Anche dopo i sei mesi di “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, Milano resta per questi startupper piena di opportunità, “un contesto in grande fermento, ma con ancora pochi eventi dal profilo internazionale e ancora pochissime risorse investite in startup – spiegano – manca una cultura di investimenti ad alto rischio e altro rendimento che permetterebbe al settore di avere più ossigeno e più opportunità”.

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