FABTOTUM

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L’unica al mondo ad unire in soli 36 cm cubi le funzioni di una stampante 3D, di uno scanner 3D e di una fresa a controllo numerico è FABtotum ed è Made in Italy. Anzi, Made in Milan, o per essere ancora più precisi, come deve essere un dispositivo così, made in San Donato. Entrambi architetti ed entrambi 30enni, è da lì che vengono, e lì che hanno sede operativa, i due ideatori di questa start up, più apprezzata all’estero che in Italia, “anche se adesso la situazione sta cambiando”. Si chiamano Giovanni Grieco e Marco Rizzuto e hanno sentito la necessità di FABtotum mentre studiavano.
“Quando per poter disegnare i nostri modellini ci arrangiavamo con macchine CNC autocostruite, è nata la voglia di costruire qualcosa che unisse funzioni additive e sottrattive. Avevamo bisogno di un oggetto in grado di stampare ma anche di utilizzare materiali diversi dalle plastiche” raccontano. Erano tempi non sospetti, e non avrebbero immaginato il grande successo della campagna di crowdfunding che ha favorito nel 2013 la nascita “ufficiale “ della start up che oggi impegna un folto team di persone nello sviluppo del software come nelle parti più meccanico/elettroniche o di amministrazione, marketing e customer care.
FABtotum è in grado sia di creare dal nulla grazie ad appositi filamenti plastici sia di modellare materiale già esistente per dargli una forma nuova, che si tratti di plastiche, di legni o di sottili strati metallici. C’è anche la possibilità di scannerizzare un oggetto in tutte le sue dimensioni per poi poterlo modificare e ricreare, e le applicazioni sono molteplici: dal design e dalla bigiotteria fino a spaziare nel medicale/odontotecnico, senza dimenticare i modellini di strutture architettoniche e render di qualsiasi tipo. “Ipoteticamente tutto è ricreabile”: sembra un orizzonte fantascientifico, a sentire loro, e non è finita qui. FABtotum può ancora essere modificata e migliorata, perché è un prodotto open-source e “tutte le specifiche tecniche, file originali compresi, sono disponibili online. La nostra community è già attiva e sta realizzando parti da implementare, altrettanto disponibili per tutti”.

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Su FABtotum stanno mettendo l’occhio, le mani, e il portafoglio, sia i makers che le aziende, attratti anche dal prezzo competitivo di 1299 euro, prezzo mantenuto così “per avvicinarci a un pubblico più ampio”, anche se è stato molto difficile “trovare fornitori adatti e trovare un giusto equilibrio qualità-prezzo”. Nel percorso per rendere FABtotum auto – sostenuta come lo è oggi, “abbiamo avuto al fianco alcuni Business Angels ma soprattutto il pubblico, fin dalla campagna di Crowdfunding”.
Fortunatamente Grieco e Rizzuto non si sono fermati davanti alla diffidenza tutta “Made in Italy”, rispetto al “loro” Made in Italy. La testardaggine li ha premiati: “se inizialmente i nostri clienti erano per lo più stranieri, provenienti da ogni parte del mondo – testimoniano – oggi c’è una diminuzione della domanda estera ma una crescente richiesta italiana”. Forse è destino di questa start up quello di procedere “per addizione e sottrazione”, ma con obiettivi chiari e ambiziosi, tra cui “lo sviluppo della macchina e il miglioramento della produzione, in modo da rendere la FABtotum disponibile in poco tempo dall’acquisto”

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