LETTURE PER INFUSO

Schermata del 2015-03-09 16:50:57

“Con la cultura non si mangia” disse qualcuno, “ma forse si beve” rispose tra sé e sé Adriano Giannini. Poi, attendendo i 5 minuti necessari all’infusione di una camomilla, nel bel mezzo di una notte insonne, gli venne in mente anche come. Con Narraté, il prodotto di food design che fondendo cibo ed editoria, cultura e intrattenimento, ha tutte le carte per diventare “l’official food souvenir di Expo”. E’ proprio questo il sogno di Giannini, infatti, che è il fondatore e CEO di Narratè, oltre che architetto e startupper seriale.  La notte della camomilla, Giannini si era chiesto “ma se aspettando, invece che gli ingredienti della confezione, potessi leggere un racconto?”: così alla “classica” teabag ha collegato un libretto con un testo con durata di lettura esattamente pari al tempo d’infusione.

In poche centinaia di pezzi, per ora, ci sono 2 racconti: uno su Expo tratto dal libro “#expottimisti” di Giacomo Biraghi, con una miscela di ingredienti rappresentanti ogni continente, e uno su Milano. Quest’ultimo propone un racconto inedito di Stefano D’Andrea, blogger, docente e scrittore 48enne milanese, publishing di Narraté, e nella sua miscela ha un tocco di zafferano, tipico milanese. Arriveranno le più importanti città del mondo, ciascuna con la sua miscela “unica” da lasciare in infusione il tempo di leggere un racconto di 5 minuti che svela anima, mood e personalità del territorio.
Schermata 2015-02-28 alle 17.49.33Giannini è ben consapevole che “in Italia il tè è di nicchia, e il vero mercato di Narratè è il resto del mondo. Quindi sarà tutto in più lingue”. Parlando di tè, il pensiero va alla Cina, parlando di food, il pensiero va ad Expo, ed ecco che Giannini una opportunità di promozione l’ha già adocchiata. “Per Expo il console cinese ha chiesto a tutti gli hotel milanesi di dotarsi di bollitori in camera – racconta – sarebbe un’ottima occasione per diffondere Narratè, inserendolo nei welcome kit d’albergo”. Ha già attivando contatti e una serie di canali, sia istituzionali che privati, scandagliando il mondo del food, dell’editoria e della distribuzione: “la strategia è creare più sinergie per sostenere i costi di avvio e ottimizzare la capacità distributiva”. Giannini lo definisce “un B2B ibrido”, e intanto si preoccupa di “proteggere” la sua idea, una vera impresa in un mercato sempre più globalizzato e con un prodotto come Narraté che non ha simili. Non così ben definiti e caratterizzati, non così curati, non così di classe. In tal caso, si fa quel che si può: depositato Narraté già dal 2009 presso l’R.P.G.I del MiBACT come modello industriale, nel 2014 Giannini ha registrato nome e marchio figurativo presso European Patent and Trademark Register. Ora sarà cruciale “riuscire a sviluppare un nostro stile, offrendo un prodotto inedito, curato nei minimi dettagli sia dal punto di vista degli ingredienti che dei materiali e, ovviamente, dei contenuti che dovranno essere all’altezza”.
Schermata 2015-02-28 alle 17.46.41Nella miscela del team – anzi, loro dicono “il Tea’m” – di Narraté, non mancano “dosi massicce di tenacia, coraggio e ottimismo”. A dare il proprio contributo, oltre a Giannini e D’Andrea, ci sono anche Arturo Caputo, tecnologo alimentare, Antonio Padula, impegnato sul lato administration and accounting, e vari consulenti esterni come Patrizia Cantù, da Grosseto, Elena Shevchenko, da Kiev, Lena Junge, da Amburgo, e Massimo Rizzuto da Milano, consulente legale. A questi soggetti, si aggiungono gli acceleratori d’impresa DesioLab e Alimenta2Talent.
Con Narratè saper raccontare la complessità sembra “facile come bere un bicchiere d’acqua”, sarebbe quindi perfetto anche per il Festival della Letteratura di Mantova, o per l’Acquae di Venezia o per Matera 2019. Non si fermano mai, se non per il tempo di un tè, e di un Narraté: ora cercano punti vendita in concept store che ibridano il food con la lettura, per testare il prodotto con il pubblico. “Non avendo fondi investiti, Narraté non si potrebbe autosostenere – ammettono – l’ideale sarebbe trovare imprenditori che investano quei 250mila euro per concludere la prima fase di produzione, il lancio e la distribuzione”.
Le loro analisi previsionali, prevedono “il break-even” in meno di due anni, sperando che, a Milano, “Comune e Regione abbiano più coraggio e attenzione verso le start up del proprio territorio. Narratè potrebbe rivelarsi un validissimo strumento di comunicazione in occasione di Expo: perché non provare anche ad adottarlo dimostrando di credere per primi nelle idee finanziate?”. Vale, pià che mai per Narraté, il “provare per credere”, e poi crederci.

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