LE DUE FACCE DI MELINA

Schermata del 2015-03-04 10:59:13

Ha trasformato una buona abitudine del dopoguerra in un’autoproduzione, stampata e realizzata artigianalmente in Italia: studiandone dimensioni e pieghe, arricchite dal graphic design, l’ha attualizzata battezzandola poi con il nome della nonna, capofila della virtuosa tradizione. Così è nata Melina, dalle mani e dalla storia di Valia Barriello, laureata in architettura, specializzata in Design e oggi attiva in entrambi i campi, oltre che creatrice di questa tovaglietta all’americana in cotone che, opportunamente piegata, si trasforma in una bambolina.

Venduta sia on line (su LoveThesign) sia in alcuni negozi di Milano, Firenze, Torino e Varese, promossa sui social, ma anche con il buon vecchio passaparola, Melina è “evidentemente” una tovaglietta per la prima colazione, e “ingegnosamente” – ma una volta presa la mano, è semplice – una bambola con cui giocare. Oggi ne esistono tre modelli, diversi per colori e facce, tre femminucce a cui si unirà qualche ometto, sempre in panno, “richiesto dal pubblico quasi all’unanimità” spiega Barriello, sognando che, in un futuro prossimo, Melina diventi “una vera e propria collezione di prodotti per il bambino, il gioco e il cibo”.
11001939_361968153995684_6490948615207635978_n“L’idea delle tovagliette/bambola è nata giocando con Lavinia, la figlia di un’amica: al posto delle solite barbie le ho riproposto un vecchio gioco che facevo con mia madre quando ero bambina, arrotolando e piegando un asciugamano o un canovaccio – racconta – l’entusiasmo della bambina nel vedere la trasformazione di un oggetto mi ha fatto capire che quel vecchio gioco aveva un grande potenziale”.
Folgorata dalla piccola Lavinia, quindi, e dalla sua gioia, Barriello si è messa subito al lavoro, già dal 2012, per ristudiare misure, pieghe e grafica in modo che la vecchia usanza potesse “sfondare” anche in tempi moderni con la freschezza che oggi le tre bambole/tovagliette protagoniste sfoggiano in tavola e nelle mani dei loro piccoli proprietari.
L’esordio ufficiale Melina, a testa alta e senza neanche arrossire, è stato nel 2014 in occasione della mostra “Source-Self Made Design” di Firenze, grazie alla selezione del curatore Roberto Rubini. Prima, dopo, e durante il lancio, non sono mancate le difficoltà: “la prima in un’autoproduzione è quella di trovare il fornitore giusto, l’artigiano disposto a spendere il suo tempo e condividere la propria esperienza per realizzare il prototipo del tuo progetto – spiega Barriello – anche lo stampatore è difficile da trovare, disponibile ad avviare le macchine per una tiratura piccola”.
11001922_364616527064180_4275688442364660152_nLa soluzione Valia e Melina l’hanno trovata verso il comasco – grazie a Foto Blu e a Confezioni Pamela -, poi le aspettava il secondo step – vendita, distribuzione e comunicazione – non meno arduo del primo perché “come progettista, non ho grandi competenze; sono abilità da imprenditori”.
Mantenendo le sue attività da professionista, di design e di architettura, con ottime collaborazioni in entrambi i mondi, Barriello cura da sola tutti gli aspetti del progetto Melina e ne sta disegnando anche il futuro. Un futuro costruito partendo da Milano “una delle città più idonee in Italia per lanciare un nuovo progetto perché offre un ricco carnet di mostre e appuntamenti culturali. Ed è anche una città operaia in cui si lavora molto e ci sono molte opportunità di crearsi una rete di contatti nel proprio settore”. C’è un però: “qui manca quel respiro europeo, che hanno Londra, Parigi, Barcellona, Amsterdam, cittá con un ricco bagaglio di contaminazioni culturali che stimola la creatività”. Quella stessa creatività che, come per magia, trasforma uno strofinaccio in una bambola: Valia ne sa qualcosa.

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