PEZZI UNICI CON LA BARBA

image (1)Ha la barba, sul logo e sul viso, fa le cose a mano, dal vero e ispirate al mondo animale, che siano magliette, felpe, orecchini o spille, sempre mosso da passione. Ha 32 anni, viene da un paesino del Comasco, vicino alla Svizzera, e da lì si è buttato nel mondo del lavoro come grafico per l’abbigliamento, subito dopo il diploma in grafico pubblicitario e fotografo presso un istituto d’arte. E’ lui stesso una start up, e si chiama Francesco Brunella, in arte Barbootho, un nome riconoscibile e divertente, diventato il suo alter ego fin dal 2010, quando è nata l’idea, anche se è uscito allo scoperto solo nel 2013.

imageAllo scoperto per modo di dire, perché nel logo indossa ancora gli occhiali, nasconde mezzo viso con una folta barba, e con questo aspetto un po’ hippy, Barbootho è diventato maker e crafter, grazie soprattutto alla fidanzata. Già impegnata in una agenzia di account nel mondo dell’alta moda a Milano, è lei, Ivona Stern, che lo ha incoraggiato – per usare un eufemismo – e oggi segue la parte più commerciale o di pubbliche relazioni de progetto.
Tutto unico e irripetibile, perché rigorosamente fatto o personalizzato, a mano, ciò che questo 32enne lombardo propone sul mercato è una vera opera d’arte indossabile. “Vorrei distinguermi dalla tendenza prefabbricata con una proposta fresca, che spicchi nelle masse della grande distribuzione” spiega Brunella che con le magliette e le felpe mira ad un pubblico giovane, a cui piace distinguersi. Gli accessori, invece, piacciono dagli 0 ai 90 anni, e vi sono dalle spille con la testa a trofeo fin agli orecchini a bottone avvolti in stoffe imprevedibilmente creative. Piacciono, sì, ma avere visibilità per un crafter come lui non è facile: “finora abbiamo esposto per lo più in aree expo di festival musicali: ci fanno anche da mezzo di promozione, oltre al classico Facebook e all’ancora più classico ed infallibile passaparola. Presto arriverà anche un sito internet” racconta la coppia di makers che dal 2013 fa sul serio, fa fatica, ma si fa spazio e si fa coraggio.
La voglia, e l’ obiettivo, di guadagnare abbastanza per diventare una microimpresa autosufficiente, ci sono, ci sono eccome, ma per ora sono “rilegati” alla categoria ‘hobbisti’. “Ci muoviamo coi piedi di piombo non potendo rischiare di perdere i fondi che investiamo – spiega Brunella – ora stiamo allargando piano piano il nostro range di prodotti, affinandolo anche in base alle richieste del mercato”.
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Al di là degli ostacoli burocratici ed economici, ormai quasi “di italiana tradizione”, chi come Barbootho crea pezzi unici con le mani e con il cuore si scontra con la “difficoltà del poter trasmettere il valore aggiunto di un capo hand made, che ha ovviamente un prezzo superiore rispetto ad un prodotto industriale”.
Anche conquistarsi un posto in una piazza “fantastica, affollatissima e super richiesta” come Milano è una impresa: “la sua fama la porta ad essere ogni tanto proibitiva, molti di noi si trovano a dover rinunciare a buone occasioni di mettersi in mostra con il proprio marchio per limiti economici. Certo un aiuto da parte dell’amministrazione, nell’abbassare i costi di gestione sarebbe molto utile e nel promuovere mercatini o attività più piccole”. Ad esempio, durante Expo. Anche Barbootho, seppur seminascosto dalla barba, sorride al pensiero di “eventi satellite per promuovere anche le piccole e medie realtà artigiane che nascono e si forgiano, anche grazie a grandi opportunità come questa che sta iniziare a Milano”.

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