API DI CITTÀ

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“Ho bisogno delle api per ricordare a me stesso/ che possono accadere anche cose meravigliose”, e anche in città, aggiungerebbe Antonio Barletta a queste parole di Samuel Beckett, portando avanti con tenacia e successo, “grazie a internet e alla mia ostinazione” il suo progetto di apicoltura urbana: Urbees.
Nato nel 2010 a Torino, ora sta invadendo anche la grande città di Milano che sembrerebbe piacere alle api per la sua biodiversità floristica eccezionale, forse insospettabile per molti di coloro che vi transitano “e molti hanno ancora paura di contaminazioni, ma una volta assaggiato il miele urbano, la sua bontà vince su tutto”.

Mauro Veca ne è convinto, e non solo a parole, a fatti: tanto che, dopo 15 anni da tecnico apistico presso l’associazione apicoltori della provincia di Milano, ad un anno esatto dall’inaugurazione di Expo 2015, a maggio scorso, ha inaugurato il suo personale laboratorio di smielatura. In una cascina ristrutturata nel Parco delle Cave oggi “da solo produco 40 quintali di miele per la vendita diretta con il mio marchio ‘Il mieledi Elia’, e quello di altri (Libera Terra, valle dei Monaci, Abbazia di Chiravalle….). Nell’Apicoltura Veca si produce anche cera, propoli e polline ma non pappa reale! Sarebbe una attività autosostenibile – aggiunge – se non vi fossero grossi problemi in rese produttive e in mortalità degli alveari, invece devo diversificare l’attività con la didattica nelle scuole”. Soffiando sulla sua prima candelina, il primo giorno di Expo, l’apicoltura in via Fratelli Zoia aprirà le sue porte ai visitatori e ai cittadini che potranno visitare per tutto il periodo gli apiari e il laboratorio di smielatura, assaggiando anche il MieleMilano, miele urbano nato 2 anni fa grazie alla spinta dell’attività di Urbees e dalle analisi chimiche del miele di Torino. Lì, infatti, continua a crescere il progetto di Barletta che da quando ha scoperto l’apicoltura urbana, ha promesso: “mai più fare delle api uno strumento di isolamento, anzi, portarle in posti sempre più vicini ai cittadini”.

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Grazie a musei, centri sociali e case di quartiere che hanno creduto nella bontà del progetto, e ai tanti singoli cittadini che fanno la loro parte da volontari, Urbees la prossima estate presenterà “un ulteriore tassello”. “Per adesso alleviamo alcuni alveari urbani, produciamo miele, circa 20 chili ad alveare, e lo distribuiamo raccogliendo informazioni su api e ambiente e sensibilizzando i cittadini. Ma a monte c’è un vero e proprio progetto imprenditoriale” svela Barletta.
Il miele – “sicuro, sano e ricco di informazioni per la nostra ricerca” – è una “dolce copertura”: la vera vocazione di Urbees è scientifica, il vero obiettivo di questo progetto che ha già ben attecchito anche a Milano sfidando nebbia e perplessità padane, è infatti quella di sfatare i miti sulle api e sulle città come luoghi composti da cemento e asfalto. “Solo praticando l’apicoltura urbana comprendi che le città, anche grandi come Torino, e ancora di più Milano, possono essere una grande risorsa per le api che non vanno certo per marciapiedi a minacciare la gente coi pungiglioni”.
Raccontandosi in locali, musei, scuole e fiere, vendendo piccoli barattoli di miele gustoso, convincendo numerosi cittadini a diventare apicoltori prima e “scienziati”, Urbees può funzionare da solo. Dolcezza sostenere la scienza e scienza per produrre dolcezza: tutto in piena metropoli. Sia a Torino dove, parola di Barletta, “le api possono stare ovunque, dal centro alla periferia: è una città piena di aree verdi e alberate, le api la adorano”. Sia a Milano “con una forte antropizzazione, ma che in certe zone della città ha le condizioni ambientali per produrre miele di ottima qualità. Con le api si va a tentativi…A volte si mettono le api in zone ad alto potenziale nettarifero e loro non raccolgono. Funzionera? Bisognerebbe chiederlo alle api di Milano..”.

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