GLI OCCHI DI HORUS

Schermata da 2015-01-12 10:34:48

Quando una persona non vedente li ha fermati chiedendo aiuto per attraversare la strada, non solo l’hanno aiutata ma hanno anche dato vita ad una start up che a novembre dalla Liguria è arrivati a Monza per aggiudicarsi l’oro al Techgarage Revolutionary Road Tour. I tre ideatori giovanissimi – la 21enne Benedetta Magri e i 23enni Saverio Murgia e Luca Nardelli –ci lavorano solo da marzo 2014, si chiama Horus Technology ed è “un dispositivo per persone non vedenti ed ipovedenti, che attraverso tecniche di visione artificiale permette di estrarre informazioni dalla realtà circostante e tradurle in un messaggio verbale che la persona può sentire direttamente tramite conduzione ossea”.
L’obiettivo finale è quello di dare autonomia alle persone nel quotidiano: al supermercato, per esempio, potrebbe aiutare a leggere i prezzi, riconoscere le marche e riconoscere le scadenze dei prodotti. Per ora, però, Horus è “un prototipo, e aspetta di essere testato da persone non vedenti ed ipovedenti – spiega Magri – per ora permette alle persone di rilevare la presenza di testo e dare informazioni sulla sua posizione, in modo che si possa inquadrare nel modo migliore per essere poi letto”. Il passo dopo è quello sulle strisce pedonali: “Horus può riconoscerne la presenza, stiamo effettuando ancora test in laboratorio. Entro l’anno prossimo miriamo a predisporre anche i moduli di riconoscimento di oggetti e volti”.
Vinti premi nazionali ed europei, questa start up per procedere chiede anche l’attenzione e il contributo delle persone comuni – attraverso un crowdfunding con donazione minima di 2 euro – ma soprattutto ai potenziali utilizzatori con problemi di disabilità visiva. “Molti ci manifestano il loro interesse sia privatamente che sui social – spiega Magri – sarebbe interessante che vengano finanziati dei dispositivi da lasciare a delle persone che possano direttamente influenzare lo sviluppo di Horus sperimentadolo”.

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I due 23enni, Murgia e Nardelli, il primo impegnato in un Master Europeo di Advanced Robotics, il secondo con una laurea in Ingegneria Biomedica (curriculum in Neuroingegneria), non aspettano altro. Tutto è partito da un loro paper sulla computer vision, e dalla voglia di applicare le loro conoscenze ad un campo differente da quello robotico, per migliorare la vita delle persone. Magri, laureanda in Economia Aziendale, ha sviluppato e segue la parte Business, “e siamo alla ricerca di persone con competenze in computer vision e machine learning da coinvolgere nel nostro progetto per velocizzarne lo sviluppo”. Si tratta di competenze molto specifiche quindi non facile da reperire, come non facile è il districarsi nella burocrazia, soprattutto all’inizio. Erano e sono però coscienti che Horus “ha una marcia in più” e può cambiare la vita di tante persone: “rispetto a simili dispositivi già esistenti, il nostro è innovativo perché l’elaborazione avviene in locale, senza dunque necessità di copertura di rete. Inoltre può essere utilizzata con persone con diversi gradi di disabilità, anche totalmente non vedenti”. E “provare per credere” nel caso di Horus non è un modo di dire perché si cercano persone affette da disabilità visiva, oltre ai fondi, e che siano interessate ad effettuare i test con i prototipi perché, dopo quello di Techgarage 2014, ci sono altri traguardi da raggiungere. Possibilmente per primi.

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