L’ANIMA HI TECH DEL LAVANDINO

Schermata da 2014-11-28 18:33:28

E’ arrivato a Milano nei primi giorni dell’anno 2000 “con la ferma intenzione di evolvere il più possibile il mio modo di lavorare” fuggendo dalla sua Ravenna, “città estremamente provinciale” in cui il suo sperimentare con mosaici, nuovi materiali e nuove forme e solo puro anticonformismo. Autodidatta 38enne, lui è Filippo Tazzari e, alla vigilia del varo, dopo 10 anni, di un nuovo misterioso progetto denominato “TmbathTub” oggi si presenta come fiero creatore dei APPTM, “ il lavabo dall’anima hi-tech”.

Si tratta di un oggetto di design di massima bellezza, un guizzo improvviso che si staglia dalla superficie  mostrandosi nella sua interezza in “solid surface” dove il miscelatore sembra nascere dal lavandino stesso. E’ bello e con un cuore altamente tecnologico, APPcoreTM, “un sistema integrato per il controllo dei fluidi tramite un doppio slider touch capacitivo perfettamente funzionante anche a contatto con abbondante acqua e mani bagnate”. Tradotto ai comuni utenti, ciò che si vede, anzi, si intravede, è una serie di 6 LED di diverso colore ad indicare le variazioni di temperatura: basta sfiorarlo per cambiarla.

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Applicabile anche per il controllo del vapore, per l’in-door e per l’out-door, per vasche da bagno come per bagni turchi, piani cucina e tanto altro, sia per abitazioni private sia per grandi comunità, questo “cuore hi-tech” vuole andare lontano, proprio come il suo creatore, Tazzari, partito da solo e poi associatosi al palermitano 46enne Roberto Mirabella. Esperto di materiali plastici per il mondo del sanitario, Mirabella amplia ancora di più, se possibile, gli orizzonti di creazione di Tazzari Design, come già era accaduto quando Filippo aveva incontrato sul suo percorso personaggi come il designer Alberto Biagetti, Antonella Scarpitta, Gaetano Pesce in un percorso a step, “fatto di sperimentazioni, fallimenti, porte in faccia, gavetta ,gavetta ed ancora gavetta”.
Grande osservatore, arrivato a Milano “alla ricerca di terreni più fertili e stimolanti”, Tazzari si è evoluto immagazzinando informazioni estetiche e tecnico/pratiche da cui sono nati i suoi progetti, con la massima libertà e un unico vincolo: il triangolo bello-utile-pratico.
Conservati gli insegnamenti dell’Istituto d’Arte per il mosaico G. Severini di Ravenna, Tazzari si è accorto che era necessario andare incontro ad un futuro in 3D: “ho sentito la necessita un’evoluzione con l’arrivo di stampanti 3D, fresatrici a controllo numerico, realtà simulata tridimensionalmente e progettazione completamente digitalizzata”. Oggi insegna in vari centri di formazione, tra cui lo IED, ma chissà se insegna anche ad avere quel coraggio che ha avuto lui. Il coraggio di sperimentare da subito nuovi materiali e resine di ogni tipo, di abbinare mosaico e plexyglass, di non allinearsi producendo “cose riconoscibili che generano sicuramente un senso di sicurezza risultando più facilmente commerciabili. L’innovazione genera invece diffidenza e spesso richiede tempo , dedizione e un sacco di soldi”. Ecco, i soldi, ciò che manca a Milano come in tutto il paese, dove i progetti di auto-imprenditorialità hanno “difficilissimo accesso a finanziamenti pubblici, la loro ricerca ruba tempo al lavoro vero e proprio”. Pur se capitale del design, Milano, per chi, del settore, non ha nomi altisonanti, resta un mondo durissimo, “è una città competitiva e sempre più legata all’immagine che alla sostanza e manca un più facile contatto con le aziende”. Ma a volte basta un “solo” un guizzo di creatività, proprio come quello suggerito da APP di Tazzari Design, per scombinare le carte e le gerarchie.

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