SCOMMESSA SUI MAKERS

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“C’è bisogno di aumentare la consapevolezza di come singoli individui, enti di formazione, piccole e medie imprese possono fare leva sugli strumenti e sui metodi di produzione elaborati ed esperiti all’interno di fablab e makerspace per aumentare le proprie capacità e competenze e sviluppare prodotti e servizi sempre più innovativi”. Cristina Tajani, assessore allo sviluppo del Comune di Milano, non ha dubbi sulla necessità di collaborare e dialogare con il mondo dei makers, per il bene di tutta la città. Giovedì  27 novembre ci sarà un primo incontro conoscitivo: “loro potranno darci degli spunti su come sostenerli ed essere presenti nella loro creazione di business e di lavoro. Noi come Comune – spiega l’assessore a Omnimilano – siamo interessati a conoscere dinamiche e potenzialità di questo mondo, comprendendo anche come contribuire al suo sviluppo”.

Prima della vostra giunta il mondo dell’autoproduzione e dei makers che contatti aveva con il Comune? I contatti con questo mondo sono molto recenti anche perché si tratta di fenomeni nuovi, nati in America nel 2005 e che si stanno diffondendo a Milano da qualche anno. Oggi in città ci sono addirittura un numero di 16 spazi tra makerspace e fablab: è il numero più alto d’Italia, segno di una particolare vitalità di queste economie emergenti e di una non inusuale attitudine della città verso la sperimentazione.

Quali sono stati i vostri passi di avvicinamento? E perché avete deciso di prendere in considerazione queste realtà? Il nuovo mondo di artigiani digitali, a mio parere, rappresenta una risorsa e una nuova economia diffusa non ancora troppo riconosciuta. Per questo ho deciso di capirne la natura e iniziare ad entrare in contatto con chi si definisce “maker”. I primi contatti li abbiamo avuti grazie ai bandi lanciati nel corso di questi anni, ma sono stati anche loro a cercare me e il rapporto si sta sviluppando contemporaneamente in modo bottom up e top down. Proprio in quest’ottica, ho convocato il 27 novembre un incontro pubblico per raccogliere da loro suggerimenti sulle azioni amministrativa per sostenerli.

Quale ruolo strategico per lo sviluppo della città hanno e potranno avere? I makerspace rappresentano una opportunità per creare nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali oltre a permettere di condividere spazi, strumenti e conoscenza. Per questo il Comune di Milano ha deciso di rendersi facilitatore, sia per ascoltare e rispondere alle esigenze, sia per farci aiutare ad orientare gli interventi che abbiamo in mente.

Anche in vista di Expo? Expo certamente rappresenta una vetrina per tutto ciò che è appartiene al mondo della “sharing economy”, regolamentare le nuove figure professionali, alla stregua delle professioni tradizionali, credo sia un ottimo passo anche in vista di “Expo in Città”.

Anche il Salone del mobile è “in tema” con i makers? Sì, ha già al suo interno una serie di attività che possono rientrare nella sfera del “fai da te” digitale e anche il fuori salone va a toccare tutto il mondo dell’artigianato tradizionale ma non solo. Un prossimo obiettivo potrebbe essere quindi fondere i due mondi per trovare opportunità di sviluppo e di innovazione ulteriore.

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Il 30 dicembre chiude il bando sulla concessione in uso dell’immobile di via d’Azeglio per la creazione di un makerspace: perché proprio questo stabile? Abbiamo scelto via D’Azeglio perché si trova tra Corso Como, Piazza XXV Aprile e il Brera Design District, zona prestigiosa e che si sta evolvendo nel segno della la creatività e del design.

Che prospettive ci sono per i makers? Certamente il loro progetto dei makers può integrare queste due anime della zona. La nuova struttura dovrà essere in grado di unire la componente creativa a quella produttiva e commerciale, raccogliendo in un unico luogo laboratori, spazi espositivi di co-working e incubazione, oltre a rappresentare il punto di incontro per giovani produttori o progetti di impresa nonché di riferimento per tutte le attività del quartiere favorendo la socialità e l’aggregazione.

Quanto costerà sistemare l’immobile e chi se ne farebbe carico? Per i lavori di riqualificazione necessari a rendere fruibile l’immobile l’amministrazione ha previsto un contributo complessivo di 547mila euro, di cui 447mila per i lavori strutturali e 100mila euro per le attrezzature varie, oltre all’esenzione dal canone d’affitto per i primi 4 anni. Dal quinto anno il canone non potrà essere inferiore ai 12mila euro annui come base di gara. Gli spazi saranno dati in concessione per un periodo di 12 anni dalla consegna dell’immobile. Crediamo che questa sia un’ottima agevolazione e un buon punto di partenza per il sostegno all’autoproduzione.

Per i makers farete iniziative come in passato per il coworking? Sì, qualcosa di simile. Nel 2013 abbiamo indetto un bando, insieme a Camera di Commercio, che prevedeva la costituzione di un elenco di spazi di coworking in Milano con requisiti di qualità e l’erogazione di un contributo a parziale copertura delle spese sostenute dai coworker che utilizzavano tali spazi. I risultati, oggi, sono 31 coworking accreditati con il comune di Milano: è una vittoria di quella politica pubblica aperta alla collaborazione con nuovi i mondi “del fare”. Per i makers, con un bando verosimilmente indetto il prossimo gennaio, prevediamo un distintivo di qualità che garantisca i requisiti di sicurezza e di alta formazione degli spazi della produzione digitale e dei voucher per chi volesse usarli.

Che aspettative ha per l’incontro del 27 novembre? E’ un primo incontro conoscitivo delle realtà del territorio per poi condividere con loro la nostra idea di sostegno alla nuova economia della condivisione e per confrontarci su alcune tematiche a cui stiamo lavorando.

Ad esempio? Oltre alla concessione dell’immobile di via D’Azeglio, vi è la consultazione pubblica del documento di indirizzo sulla Sharing Economy, primo caso in Italia, di cui si vuole dotare il Comune di Milano e la chiusura è prevista per il 7 dicembre. E stiamo però ragionando anche su misure a sostegno di realtà già esistenti – per l’acquisto di migliori macchinari e investimenti in sicurezza – e per alimentare la domanda di servizi innovativi offerti da fablab e makerspace.

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