LINUX DAY/POLITECNICI LIBERI

Schermata da 2014-10-23 16:58:53

Robe da ingegneri. Per sapere se la sede è aperta basta connettersi a un sito dove c’e’ anche una previsione di quando, chi volesse passare, troverà qualcuno. Per prevenire attacchi di fame indebiti, se apri la porta del frigo una voce ti insulta. Succede al Poul, il Politecnico Open unix Labs: una trentina di membri, un nucleo molto attivo e creativo in università, con un suo spazio concesso dall’ateneo nel campus di piazza Leonardo. Li abbiamo incontrati in occasione del Linux Day, in programma domani 25 ottobre, per capire cosa si muove e come si muove l’open source in ateneo dove, spiegano loro, “tutti i giorni per noi è un Linux day”, viste le molte iniziative che promuovono per studenti e non solo.

Se il panorama nella pubblica amministrazione e nella scuola non è dei più confortanti, neanche in università – al momento – si fanno passi da gigante. Ecco perché l’attività di questo gruppo di giovani e motivatissimi aspiranti ingegneri, una sorta di ‘setta dei poeti estinti’ del software libero, sono ancora più preziose: combattono la loro piccola e appassionata battaglia quotidiana. Perché anche qui, proprio dove i programmi informatici ‘nascono’, per chi aspira a liberarsi dalle gabbie delle licenze la vita è dura: agli studenti del ‘Poli’, infatti, le aziende offrono in molti casi il loro software gratuitamente; d’altronde se i programmatori si formano sui loro prodotti sarà naturalmente più facile che poi lo portino ‘nel mondo’ e nei luoghi di lavoro. Raccontano: “Qualche tempo fa abbiamo organizzato un corso ‘basta matlab’, ovvero un corso per l’open software alternativo a ‘matlab’, un programma di calcolo scientifico. Dopo pochi giorni hanno comunicato in ateneo che ‘matlab’ sarebbe stato gratuito per gli studenti, sarà un caso?” Cade quindi la motivazione economica che spinge molti verso l’open source, ma al gruppo di studenti aspiranti ingegneri (prevalentemente informatici, ma non solo) non basta: programmare su software libero vuol dire ‘sganciarsi’ da tutte le logiche commerciali, sentirsi liberi di inventarsi un pc ‘personalizzato’ in tutto e per tutto, anche a costo, raccontano sorridendo, di incontrare un bug al giorno; uno spirito rivoluzionario che con intraprendenza portano avanti con i corsi organizzati per i propri colleghi: ne è appena partito uno su Linux e Ubuntu, con oltre una cinquantina di matricole pronte ad avvicinarsi al software libero. 

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Altri corsi, più o meno specifici, partiranno a breve. E a dicembre 20 studenti partiranno per Amburgo. Non vanno in vacanza, ma al Chaos Communication Congress, conferenza per appassionati di hacking in tutte le sue forme. Ottenuto il finanziamento per il viaggio, non senza difficoltà, i ragazzi saranno nella città tedesca dal 26 al 30 dicembre, con l’ ‘avviso ai naviganti’ ben impresso sul web: “lo scopo del viaggio è la partecipazione al CCC, non visitare la città di Amburgo, tenetene conto al momento dell’iscrizione”. A motivare i giovani del Poul c’e’ anche la consapevolezza che chi si muove nell’ambiente del software libero ha una dimestichezza e un’elasticità che possono anche essere premiate dal mercato: alcuni colleghi ex membri del ‘lab’, raccontano, sono stati assunti a Google e non per caso. Nella sede del Poul, i membri si trovano nelle pause ed è impossibile che, tra chiacchiere e scherzi, non ci siano computer: tutti connessi, per studio, idee, curare il proprio blog, un sito, sviluppare un programmino personale, un’idea magari nata per gioco che poi diventa vera, concreta e libera. La musica al ‘lab’ si accende con un telecomando, o meglio, si schiaccia un tasto di un banale telecomando da tv e parte una canzone. Hanno preso il sample della voce degli annunci in stazione e l’hanno ‘piegata’ per giocarci: così con un software inventato da loro, digitano una frase e dalle casse di un computer parte il messaggio vocale. Hanno creato un server musicale: la musica sul pc la accendi con il cellulare. Uno dei ragazzi, con attitudine hipster, ha la passione degli ambienti grafici e contribuisce alla rete di sviluppatori del software Elementary Os. Benvenuti dove si inventa. ‘Schegge’ di software libero che i ragazzi difendono gelosamente, ma con l’ambizione di conquistare sempre più persone che in ateneo, come loro, comprendano che l’open software è una straordinaria opportunità.

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