LINUX DAY/LA LUNGA MARCIA DEL PINGUINO

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Il laboratorio degli studenti del Politecnico (Politecnico Open unix Labs) ha appena ricominciato con i corsi base di Linux, l’Openlabs di via Mompiani, storica realtà di quartiere attiva da oltre un decennio nel campo della formazione all’open source, prepara i nuovi corsi e ha dato ‘casa’ alla PcOfficina, il ‘collettivo’ di appassionati di informatici nato in Bovisa ma senza sede da qualche tempo ed esperto nel cosiddetto ‘trashware‘, ovvero il recupero di vecchi pc, con installazione di software libero da donare anche a realtà del terzo settore. Qualcosa si muove – dal basso – sotto il cielo milanese dell’open source che si prepara a una fitta rete di incontri in occasione dell’annuale appuntamento del Linux Day, sabato 25 ottobre.

Due i luoghi dove la comunità di appassionati, curiosi, cultori e filosofi del software aperto si incontreranno a Milano e dintorni: alla Siam, Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri di via Santa Marta e a Melzo, a palazzo Trivulzio, per un incontro organizzato dal gruppo locale di Linux Users.

Schermata da 2014-10-22 20:16:57

Se l’open software è ancora un mondo (consapevolmente) poco conosciuto dalla maggioranza degli utenti digitali, le prospettive per chi si impegna da anni per la diffusione di programmi aperti sembrano almeno teoricamente positive su più fronti, da quello della scuola, dove in Lombardia l’Ufficio scolastico regionale aveva attivato percorsi di formazione docenti, ora un in fase di stallo, a quello delle pubbliche amministrazioni dove il software libero dovrebbe farsi strada anche grazie al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) nella formulazione del 2011 che ha dato impulso ai processi di innovazione e razionalizzazione delle pa e ha introdotto il principio della “valutazione comparativa” tra i diversi software disponibili (inclusi quelli open) nella scelta per gli uffici amministrativi. Valutazione comparativa regolata dal gennaio scorso con le “linee guida” emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale, un documento utile ma con dei limiti: “Risulta molto pesante e farraginoso, difficile da seguire, specialmente per gli Enti di piccole dimensioni (la questione è complessa, certo, ma 70 pagine sembrano davvero troppe)”, spiega Luigi Sciagura, coordinatore della Scuola “Ludovico Radice Fossati”, dedicata al software open source e inserita nell’offerta didattica della Siam, Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri (il più antico centro di formazione tecnica d’Italia che ha formato più di 300mila tecnici e quadri aziendali in oltre 170 anni). “L’Open Source in Italia si sta diffondendo – spiega sul tema Sciagura -. Si parla di Open Source per il Web Marketing, per la gestione dei Social, Android è il sistema operativo mobile più diffuso. Per quanto riguarda le aziende, sempre più sono quelle che anche a Milano offrono soluzione che si basano su software Open Source”. Meno sensibili, però, le amministrazioni locali, a partire da quelle milanesi: la Siam, con la scuola Fossati, ci ha provato, inviando lettere ai comuni e offrendo la propria competenze per assisterle nel passaggio al software libero, ma i risultati sono stati scarsi: poche risposte e ancora meno interesse reale a una soluzione che aiuterebbe anche le casse in difficoltà dei comuni liberando risorse dai costi dei software licenziatari. Il Comune di Milano, spiega Sciagura, “pone qualche limite e ostacolo all’ingresso dell’Open Source, aggrappandosi a cavilli burocratici legati alla forma differente sotto la quale si posizionano le organizzazioni e le aziende che forniscono formazione e soluzioni Open Source”. Così se il Comune ha fatto passi nella direzione dell’open government, con il sito dati.milano.it, una piattaforma di dati aperti all’utilizzo degli utenti, lo stesso non è accaduto finora sul fronte dell’open software. Una mozione del marzo 2013, proposta dal Movimento 5 Stelle – ma in passato il tema era stato sollevato anche dall’opposizione allora di centrosinistra in Comune -, è stata approvata in consiglio comunale, chiedeva che la giunta valutasse “seriamente costi e benefici del passaggio al software libero”. Anche in Regione Lombardia a fine luglio e’ stato approvato dall’aula un ordine del giorno, sempre per iniziativa del M5S, sulla promozione dell’utilizzo dei sistemi informatici open source.

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Non mancano esperienze positive, spesso rimaste però a livello di leggi approvate e non tradotte in pratica. La Provincia di Milano ha adottato il programma Libre Office (l’omologo ‘libero’ di Office), la Provincia di Bolzano ha introdotto il software libero nelle scuole, quella di Viterbo ha approvato ad agosto una legge per il passaggio graduale all’open source, i comuni di Firenze, Lodi, Roma, hanno approvato leggi nella direzione del software Floss (Free, Libre and Open Source Software). In Regioni come Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente il 77% e il 60% dei comuni fa uso di software libero, ricorda ancora Sciagura. Tra i grandi comuni Torino è il primo ad aver abbracciato il software libero: i circa 8mila computer dell’amministrazione, è stato annunciato ad agosto, migreranno da Windows a Gnu/Linux entro il 2019, con un risparmio calcolato in 6 milioni di euro in 5 anni. Non è però solo, almeno nell’immediato, una questione di spesa: “Qualsiasi migrazione ha un costo nel mondo dell’informatica. Il costo – spiega il responsabile della scuola Fossati – è dovuto alla formazione necessaria per le persone che dovranno usare i nuovi applicativi e al costo per la personalizzazione delle applicazioni per far si che rispondano alle esigenze degli enti pubblici. Però nel lungo termine questo si trasforma ad una totale indipendenza dai costi di licenza, aggiornamenti, costi evolutivi degli applicativi legati ai produttori software. Questo dà all’ente pubblico la libertà di cambiare le persone a cui chiedere gli sviluppi o di scambiare il software sviluppato con altri enti pubblici. Oltre al fatto che le competenze resterebbero slegate dalle principali aziende presenti sul mercato mondiale, dando la possibilità agli enti pubblici di creare una propria rete di competenze”. Un vantaggio quindi soprattutto nel medio-lungo termine, che parlando di tecnologie, non è mai un futuro troppo lontano, ma che ancora fatica ad affermarsi come dimostra l’esperienza della Siam.

Schermata da 2014-10-22 20:18:07

Il campo in cui oggi l’Open Source si sta maggiormente diffondendo è sicuramente il web legato ai social e il Mobile. Una miriade di app open sono ad oggi disponibili, basate su Open Data e con software Open Source. La parola chiave del settore è l’acronimo FLOSS (Free, Libre and Open Source Software), “un flusso che attraversa la dimensione imprenditoriale come quella accademica e associativa”, spiega Sciagura che invita a guardare il software libero non come un ‘monolite’, ma come tessere di un puzzle: programmi liberi che convivono con quelli “chiusi” delle grandi aziende del settore. Su questo fronte, è la scuola uno dei terreni potenzialmente più fertili e interessati al mondo del software open. ‘Eccellenze’ in questo senso ci sono da nord a sud, con, per fare un esempio, l’enorme lavoro di Antonio Cantaro, docente all’Istituto Majorana di Gela, in Sicilia, che, grazie al software libero è riuscito a “moltiplicare” i computer, a costi invariati, per i laboratori della scuola. Guide sul web, programmi personalizzati, l’entusiasmo per il software libero ha ‘contagiato’ la cittadina siciliana al punto che l’amministrazione comunale negli scorsi anni ha firmato un protocollo con il Majorana per la migrazione dell’apparato informatico comunale al software libero, con la supervisione dell’Istituto. In Lombardia, grazie alla Siam, con il suo banco del PC, ed altre iniziative analoghe sono stati donati alle scuole oltre 4mila computer con software libero (il riuso, d’altronde, è un’altra delle parole chiave di chi sostiene l’open source). Inoltre, Siam negli scorsi anni si è occupata della formazione docenti per la parte riguardante il sistema operativo Linux. I corsi erano fatti per conto dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia e hanno coinvolto oltre 100 docenti. Il responsabile della scuola Radice Fossati ammette però che “nelle scuole è una lotta continua”. Tra i programmi più interessanti per l’insegnamento c’è Wiildos, sistema operativo modulare, semplice, libero, open source e gratuito per la gestione delle lavagne interattive. A Wiildos sarà dedicato un momento di approfondimento nell’ambito del Linux Day alla Siam, così come, sempre agli insegnanti, si rivolge l’incontro ‘Porte aperte sul web’, per presentare la comunità promossa da Usr Lombardia per la gestione collaborativa di siti scolastici aperti, accessibili e trasparenti (implementati oggi in 700 istituti italiani).

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