COME TI TROVO IL PARCHEGGIO

Schermata da 2014-09-29 15:10:09“Milano aspettaci che arriviamo presto!”: è una promessa, promessa di start upper, promessa di “meno traffico, meno inquinamento e soprattutto gente meno stressata”. A farla sono in tre e sono gli ideatori di MonkeyParking, il servizio che aiuta a trovare parcheggio in città “eliminando la parte in cui bisogna cercarselo da soli e dando modo alle persone di sapere in anticipo quale sarà il prossimo posto a liberarsi”. Con una scimmietta verde, segnale di “via libera!”.

Nata a Roma a gennaio 2013, “come app orribile e piena di bug”, oggi è completamente diversa MonkeyParking ed è anche passata “da un sistema di crediti banana ad una vera transazione monetaria tra gli utenti che la utilizzano”. Nel frattempo ha conquistato San Francisco, attirando l’interesse di altre metropoli Usa e la curiosità anche di quelle italiane, dopo Roma dove è già presente. Prima tra tutte, Milano che, quanto a traffico, fa gara proprio con Roma ed è in questo caso un “annusarsi” reciproco perché, come spiega Paolo Dobrowolny, creatore di MonkeyParking assieme i suoi amici di liceo Roberto e Federico, “Milano ci interessa ed inoltre c’è Expo che è una grandissima occasione per acquisire nuovi utenti e aiutare quelli esistenti a trovare parcheggio”.

Schermata da 2014-09-29 15:11:56
Se “l’idea di risolvere il problema del parcheggio in Italia c’è sempre”, Milano dovrà aspettare perché al momento “ dobbiamo consolidare quanto già avviato oltreoceano prima di puntare su un contesto totalmente diverso”. In Usa, infatti, la risposta, amplificata dalla vicinanza con la Silicon Valley, è stata ottima – “in pochi giorni avevamo un centinaio di utenti giornalieri” – ed è stato decisivo il vedere come lì “la municipalità ci tiene a dare una risposta a fenomeni come il nostro, o come come Airbnb e Uber, giusta o sbagliata che sia”. In Italia, invece, se l’entusiasmo degli utenti è stato quasi pari, dal lato amministrativo è emerso in modo lampante come ”questo tipo di innovazioni suonano ancora lontane dalla politica e dal regime regolatorio”.
“A livello normativo gli USA come l’Italia hanno il problema di applicare le attuali leggi a dei contesti che non esistevano al momento in cui le leggi sono state create – spiega Dobrowolny – a San Francisco dopo due mesi abbiamo ricevuto una diffida dalla città, in cui si sosteneva stessimo occupando illegalmente spazio pubblico. Il confine tra vendere un’informazione utile a parcheggiare e vendere il parcheggio stesso è sottile, ma noi vogliamo semplicemente risolvere il problema”. Il fatto è che, lì, a San Francisco, e nelle altre città americane che nel frattempo hanno avanzato richiesta a MonkeyParking, l’impressione è che “si può fare”. Infatti, nonostante la diffida, “siamo in contatto con la municipalità per avviare una fase pilota di MonkeyParking in alcuni quartieri di San Francisco e lo stesso stiamo facendo a Los Angeles e Santa Monica. Abbiamo ottenuto la possibilità di dimostrare i benefici che la nostra soluzione porta: meno traffico, meno inquinamento e soprattutto gente meno stressata”. Un tris di vantaggi che suona famigliare ai milanesi, i tre start upper da oltreoceano oggi li incoraggiano a non desistere: in un sondaggio lanciato on line per capire dove portare le loro “scimmiette parcheggiatrici” in Italia attualmente Milano e Bologna sono a pari voti, una volta arrivate a 50 viene poi aperta una pagina ufficiale della community dei futuri MonkeyParker: “Milano ha buone possibilità”dicono loro. In Usa oggi se la cavano “tra utenti entusiasti che ci ringraziano ed utenti arrabbiatissimi”: tutto il mondo, sì, è paese, ma la start up per ora resta là, dove “si può fare”. “Non abbiamo ancora avuto occasione di confrontarci con le pubbliche amministrazioni Italiane. Negli ultimi anni c’è stata molta apertura al mondo delle start up, però – conclude Dobrowolny – sono fiducioso che ci possa essere in futuro un confronto produttivo anche per MonkeyParking”.

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